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Transparent factory: l’impresa comunica sé stessa

Giù il sipario! Se prima esisteva uno schermo tra impresa e consumatore, e tutto ciò che accadeva dietro il “muro-azienda” non era di pubblico dominio, ora, grazie anche ai social network, le imprese possono aprirsi a 360 gradi, mostrando non solo i prodotti, ma anche i processi che portano alla loro realizzazione.

La realtà aziendale diventa trasparente: palesando i processi produttivi, i team di lavoro, le bozze di idee, e tutto quello che accade al suo interno, l’impresa riempie di significati il proprio brand, avvalendosi di una leva in più oltre alla comunicazione istituzionale e di prodotto.

In questo interessante post di YDL, sono elencate alcune possibili strategie in mano ai social media/community manager (o chi si occupa di gestire gli account Facebook/Twitter di un’azienda, sia essa multinazionale o PMI) per comunicare il core business e fare storytelling aziendale.

E’ bello vedere come si può rendere affascinante l’attività quotidiana di un’azienda (i processi produttivi, le attività di progettazione e sviluppo, gli spazi aziendali, ecc.) con una foto o un video, e rendere interessante quello che, solitamente, non interessava a nessuno. Ad esempio, questa azienda produttrice di birre ha fotografato le botti di fermentazione appena arrivate: ha avuto centinaia di like!

Il bello, è che queste attività non richiedono grandi investimenti (sono praticamente a costo zero) ma possono avere alti ritorni in termini di visibilità e condivisione. La possibilità di replicare questi contenuti sulle piattaforme sociali, permette di avere visibilità immediata e dialogo diretto con i fan, sondare i loro umori e le loro opinioni e creare maggiore engagement, il tutto comunicando anche “quello che c’è dietro” un brand.

Tutto questo va in parallelo con l’evoluzione del ruolo e del concetto di lavoro nella società e nella nostra vita: dall’office-home (rendere l’ufficio un ambiente domestico, familiare) alla “spettacolarizzazione” dei luoghi di lavoro (pensiamo agli uffici Google, che sembrano dei parchi a tema).

Se prima la maggiorparte degli sforzi di comunicazione erano concentrati sul prodotto, oggi l’impresa può fare branding anche attraverso i propri spazi/persone/processi, e creare significati ed evocazioni comunicando quello che accade al proprio interno.

Venendo meno ogni distinzione tra scena e retro-scena, gli spazi di lavoro, da semplice luogo aggregativo, diventano “espressione dell’identità di marca” [1], non solo in ottica di marketing interno, ma, grazie alle possibilità offerte dai nuovi media, anche come rappresentazione del brand all’esterno.

Gli obiettivi di produttività e soddisfazione delle risorse umane si coniugano con quelli di branding e comunicazione: l’azienda diventa prodotto, affascina i clienti, attira talenti e accresce il senso di appartenenza dei dipendenti.

Una strategia, se portata avanti bene, sicuramente vincente.

Riferimenti:

[1] Transparent Factory. Quando gli spazi del lavoro fanno comunicazione, G. Qualizza, slide Università Cattolica del Sacro Cuore (qui)

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Comments

1 Comment

Gabriele Qualizza

Grazie per la segnalazione della presentazione in Cattolica a Milano.
Trovate ulteriori approfondimenti e altri casi aziendali nel mio libro Transparent Factory. Quando gli spazi del lavoro fanno comunicazione, ed. Franco Angeli (http://www.francoangeli.it/ricerca/Scheda_libro.aspx?ID=18584&Tipo=Libro) e nella pagina Facebook dedicata allo stesso volume: http://www.facebook.com/TransparentFactory


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