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Fare strategia nell’autoimprenditorialità

Quante volte sentiamo parlare di strategia?

Personalmente, da “markettaro”, leggo o sento dire questa parola almeno 3 – 4 volte al giorno. Come un mantra, “la strategia” risuona dai tempi dell’università, dalle (belle) lezioni di marketing, da quei manuali densi di definizioni che pensavi le aziende là fuori conoscessero a menadito.

Poi, scendendo in campo, le cose si sono fatte un pò più aggrovigliate. Dai concetti alla realtà c’è una bella differenza e il mondo delle imprese e il “fare strategico” non sono sempre così collegati. Ho sentito spesso persone d’azienda parlare di strategia di marketing riferendosi a Facebook, per intenderci.

Ma cos’è una strategia? E come può essere immaginata e implementata da chi, come me, è imprenditore di se stesso?

La strategia nei nuovi scenari di mercato

Il termine “strategia”, come forse saprete, deriva dal gergo militare. La strategia militare si focalizzava sul fissare traguardi, raccogliere informazioni e usare quelle informazioni (scarse e intermittenti) per prendere decisioni sugli obiettivi da raggiungere.

Uno dei più antichi libri di strategia è un volume cinese, “I 36 Stratagemmi“. Le tattiche cinesi per battere il nemico sono poi state traslate al business e all’economia. Non a caso, molte delle parole che permeano il marketing derivano dalla dialettica militare: “raggiungere un target”, “conquistare un mercato”, “battere la concorrenza”.

Per un’azienda il piano strategico può consistere in un documento che, sulla base dell’analisi dei trend passati e dei dati di mercato raccolti, contiene le direttive del management per il personale operativo. Obiettivi da raggiungere, orizzonte temporale, azioni. Dove siamo, dove vogliamo arrivare, come facciamo ad arrivarci.

Gli scenari, però, cambiano rapidamente. Le tecnologie, i social media, la velocità della comunicazione, hanno rivoluzionato il modo di fare business. Oggi un’azienda può raccogliere dati quali-quantitativi in tempo reale e analizzarli tramite appositi software; può ascoltare direttamente cosa hanno da dire le persone, e rispondere adattando il tono comunicativo al canale; può tracciare i risultati delle azioni intraprese in modo istantaneo, e così via.

Il cambiamento e l’approccio adattivo

Il ritmo del cambiamento (in tutti i settori, seppur con impatto diverso) è serratissimo. L’innovazione tecnologica porta nuovi modi di comunicare, dentro e fuori l’azienda; gli strumenti e le piattaforme collaborative permettono di gestire progetti, flussi e dati; la competizione incalza da tutti i lati e non solo dai concorrenti “diretti”; i bisogni e le esigenze delle persone cambiano secondo logiche spesso difficili da delineare e comprendere.

Se lo status quo è il cambiamento continuo, l’imperativo è l’adattamento costante.

La strategia per come l’abbiamo studiata e conosciuta a livello teorico non regge più. Non possiamo più immaginare una direzione da qui a 3 anni, e prevedere in anticipo che la strada intrapresa possa essere battuta “passo passo” senza considerare le opportunità che vengono dal cambiamento. Ecco perché un approccio “adattivo” – ossia prevedere di cambiare rotta in corso d’opera, con continui adeguamenti – è molto importante, sia che siamo un’azienda, che una startup o (a maggior ragione) un libero professionista.

Non c’è strategia senza operatività. L’operatività è vana senza strategia.

Ogni strategia è di per se operativa. Non esiste strategia senza operatività, cioè senza portare avanti, giorno dopo giorno, ogni singolo task per raggiungere l’obiettivo fissato. Un piano strategico è nullo se non ci sono risorse che lo seguono e lo portano avanti quotidianamente. Ecco perché, di fatto, è impossibile per un consulente vendere pura strategia. Ed è inutile proporre una strategia senza considerare nel dettaglio i tempi e le risorse necessarie per attuarla.

La strategia per l’autoimprenditorialità

Detto questo, cosa vuol dire “avere una strategia” per chi ha intrapreso un percorso professionale in autonomia o, comunque, un progetto di business?

Dalla mia personale esperienza, ho imparato che:

a) Il singolo non è una multinazionale e lavora, per ovvi motivi, in condizione di risorse scarse

b) Potrebbe non avere collaboratori, o risorse da utilizzare “a piacimento”

c) E’ occupato trasversalmente su tutti i fronti aziendali

Nel definire una strategia per il proprio business, spesso fondato su idee non ancora validate (e che potrebbero anche non funzionare: vale per la startup come per il consulente), o su uno slancio di passione (magari un “salto nel vuoto” dettato dalla “voglia di provarci”), la strategia va adattata alla condizione di scarsità, che può essere di tempo, di risorse o di visione.

Questa condizione, però, che da un lato è certamente un limite, può portare ad essere anche molto flessibili e adattivi. Nel mio percorso di professionista, ad esempio, più di una volta ho coinvolto velocemente colleghi con competenze complementari alle mie, per formare dei team di lavoro “calati sul cliente”. Lavorando in agenzia, questo non era possibile.

Il doppio ruolo dell’autoimprenditore

Nonostante c’è chi afferma che la strategia è morta, ritengo che una mentalità strategica sia invece fondamentale per chi si accinge ad avviare un business. Sì, perché l’auto-imprenditore svolge il doppio ruolo di manager / operativo che di solito è spalmato su più persone nell’organigramma aziendale.

Autoimprenditori e startupper sono la mente e il braccio di se stessi. Devono prendere quotidianamente decisioni, sulle piccole e grandi cose, che hanno tutte equivalente importanza strategica per ciò che stanno facendo. Non esistono momenti in cui possono inserire il pilota automatico, “perché tanto c’è qualcuno che decide per me”. Ecco perché senza una “rotta di navigazione”, non sarebbero in grado di prendere le decisioni giuste sulle attività in cui focalizzarsi, le persone con cui collaborare, che opportunità sfruttare, che prezzi applicare, e così via.

L’autoimprenditorialità è quanto di più strategico possa esserci, proprio perché racchiude al tempo stesso la necessità di “visione” e la capacità di messa a terra.

Le vie per il successo, infine, non sono certo predefinibili: vanno trovate strada facendo, cogliendo le opportunità che arrivano, imparando a sbagliare e non investendo troppo prima di aver “validato un modello”. Credo che questo approccio valga per le startup, ma anche per qualsiasi professionalità che vuole emergere creandosi un mercato e, al tempo stesso, inseguendo i propri sogni.

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