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Chi è disposto a metterci la faccia?

Dal film “Minority Report” all’attualità il passo non è stato poi così lungo: una delle tecnologie che iniziano ad essere implementate su larga scala è il riconoscimento facciale.

Il Facial Recognition è una“tecnica di intelligenza artificiale, utilizzata per verificare l’identità di una persona a partire da un’immagine che la ritrae(def. Wikipedia). Molti di voi avranno notato che da qualche mese questa tecnologia è stata introdotta su Facebook: al momento di taggare un album di foto, il sistema riconosce automaticamente le facce degli amici, suggerendo il tag.

Dal canto suo anche Google, il cui obiettivo strategico è proprio quello di fornire ricerche (e pubblicità) sempre più in linea con le caratteristiche dell’utente, sta inziando ad implementarla. Sono già diverse le applicazioni Android che sfruttano il riconoscimento facciale, e a quanto pare la prossima versione (4.0) la utlizzerà per rendere più sicuro il proprio smartphone, che si accendera solo davanti alla faccia del vero proprietario!

Dunque, quali prospettive di marketing apre questo tipo di tecnologia? Beh, ovviamente la possibilità di impostare un’offerta sempre più personalizzata e orientata al cliente. Questo vale non solo per Google e le ricerche web, ma anche per la cara e vecchia televisione…Stando ad un recente articolo sull’Espresso [1] in America stanno per sbarcare dei tv box dotati di tecnologia Viewdle. In pratica, una volta collegato il box alla Tv (un pò come fosse un decoder con telecamera), gli utenti saranno riconosciuti, e si vedranno arrivare programmi e pubblicità personalizzati sulla base dei gusti e delle preferenze. Informazioni che saranno raccolte e integrate con quelle già presenti on-line (Facebook, Google, ecc.) andando a comporre un quadro incredibilmente completo dell’utente, faccia compresa!

Riflessione. Se da un lato la tecnologia sembra far avverare quel marketing one-to-one teorizzato già a fine anni ’90 [2], dove il cliente è conosciuto e riconosciuto dalle aziende, e l’offerta customizzata “ad personam” (per usare un termine attuale), dall’altra parte mi chiedo…Qual’è il prezzo che dobbiamo pagare in termini di privacy per essere trattati in maniera unica e differente?

Quanti di voi, sedendosi sul divano la sera, desidereranno sentirsi “sorvegliati” da una telecamera che vi riconosce in volto e sta elaborando i vostri dati, dandoli in pasto alle società produttrici e agli emittenti media? Forse non molti. La questione della privacy personale, infatti, è un punto sempre più caldo, come si è visto anche dalle complicazioni nel lancio della nuova Timeline di Facebook.

Stiamo già dando in pasto, più o meno consapevolente, ogni attimo della nostra vita, ogni immagine, ogni pensiero. Arrivare ad essere riconosciuti e profilati tramite facial recognition potrebbe essere quel “nec plus ultra” che non siamo disposti a raggiungere per difendere gli ultimi scampoli di riservatezza rimasti.

Sicuramente mi sbaglio, ma secondo me, quelli disposti a “metterci la faccia” saranno pochi. Voi che ne dite? 😉

Riferimenti:

[1] Ti guardo e ti spio, di Alessandro Longo, L’Espresso, 28/9/2011

[2] Peppers D., Rogers M. (1996) The one-to-one future.

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Comments

5 Comments

Simona Forcella (@SimoForcella)

Vorrei poter rispondere “poche persone”, ma temo che tutto dipenderà dalla consapevolezza di ciò che il riconoscimento facciale comporta.
Quanti hanno disattivato quest’opzione sul proprio profilo di Facebook?
Pochi, credo.
Se il fatto di farti profilare personalmente verrà venduto come un vantaggio (esempio sciocco: solo per te che hai mal di cervicale uno sconto dal fisioterapista dietro casa!), non tutti coglieranno il prezzo che hanno realmente pagato..

Ma noi attenti ci ritroveremo a guardare la tv travestiti per non farci riconoscere??

Simone Moriconi

Ciao Simona, condivido in pieno! 😉

Anzi, ti consiglio di vedere il video di presentazione di Viewdle (http://www.viewdle.com/) per avere un assaggio delle possibili leve di comunicazione sulle quali si giocherà per rendere attraente la tecnologia e “bypassare” la questione privacy

Massimo Benedetti

Customer Care.
“Care” è un termine che vuol dire anche “avere a cuore” e comporta una delicatezza, dimostrata dal fatto di avvicinarsi il giusto e nel modo più equilibrato possibile. Concordo con @SimoForcella quando afferma che tutto dipenderà dalla consapevolezza. E’ quindi chi si occupa di P.R. (e/o marketing?) che dovrebbe portare l’utilizzatore alla consapevolezza di queste nuove tecnologie. Credo che il ‘care’, l’interesse per la sensibilità di ogni singolo cliente stia a monte di tutte le tecnologie. Grazie a Simone per i sempre gustosi spuntini… 😉

Un ammiratore

Sono fermamente convinto che l’evoluzione tecnologia, sempre più orientata verso il cloud ed il mobile imporrà di fatto un’inversione di tendenza tremenda per ciò che concerne la reperibilità e l’utilizzo di dispositivi informatici. Ciò significa che l’utente finale privato difficilmente si comprerà un pc desktop o notebook quando comunque il software usato (ad eccezione del browser e poco altro) resterà “in the cloud”, così come i dati, e l’elaborazione degli stessi. La verità con cui bisogna scontrarsi è che per quanto la privacy possa essere in pericolo, la comodità derivante dall’utilizzo di tali strumenti è percepita come un valore aggiunto quasi mai barattabile con la proprietà delle proprie informazioni.
Di primo acchito si può esser sempre restii ad abbracciare una nuova tecnologia. Con il tempo inevitabilmente si finisce per provarla, e, chi è tornato indietro in maniera permanente? Nessuno, escludendo quella gente che decide di estranearsi dal corso naturale della società di massa.

Simone Moriconi

Ciao!
Condivido il tuo pensiero. D’altronde, che la comodità e l’utilità degli strumenti superino le remore nel condividere le proprie informazioni lo abbiamo già visto questi anni con i social network.

Bisogna vedere quanto il Facial Recognition, nello specifico, riesca a diffondersi e ad imporsi come standard sul mercato, abbattendo le remore dei consumatori.


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