Creare e gestire una community: il caso Cammini d’Italia

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Tutti siamo in cammino, a pensarci bene. Ed è proprio nel mezzo del “cammin professionale”, che ho avuto il piacere di conoscere Cammini d’Italia: la community di appassionati del trekking e dell’escursionismo, made in UniUrb.

Una community vera, con centinaia di migliaia di utenti, portata avanti con un mix di passione e spirito imprenditoriale da un gruppo di ragazzi che, diciamo, non si sono accontentati di fare il “compitino” all’università.

E qua sta il punto: raggiungere importanti traguardi, senza avere finanziamenti, ma con tanto entusiasmo e voglia di far parte di “qualcosa di grande”. In sostanza, passion economy e zero budget marketing.

Ne parliamo con Davide Nanna, fondatore e frontman di Cammini d’Italia, per scavare a fondo sulla genesi e l’evoluzione di un brand-community, che oggi è punto di riferimento in Italia per tutti gli appassionati.

Ciao Davide, ci racconti com’è nato il progetto Cammini d’Italia?

Ciao Simone, innanzitutto grazie davvero per questa intervista. Il progetto è iniziato circa 3 anni fa, da un’idea nata durante il mio primo trekking: la via degli Dei.

Decisi di partire con altri due amici ma tutti e tre eravamo piuttosto impreparati. Avevamo un’attrezzatura di scarsa qualità e zaini troppo pesanti. Già al termine del primo giorno eravamo sfiniti e io non riuscivo praticamente a reggermi in piedi. Nonostante i dolori, decisi di proseguire e l’ultimo giorno, vista la bellissima esperienza, dico a Mattia, il mio compagno di viaggio: “ehi, sarebbe interessante se inventassero altri percorsi del genere in Italia!” E lui mi fa: “Sai, in realtà l’Italia è ricchissima di trekking…”.

Lì si è accesa la lampadina. Abbiamo riflettuto sul motivo per cui non conoscevamo questi trekking e sul perché non sapevamo molto sull’attrezzatura che avremmo dovuto portare. La risposta era, sostanzialmente, che non c’era nessuna piattaforma che informava e parlava di tutto questo.

Così, un po’ per gioco, è nata Cammini d’Italia! Abbiamo creato una pagina Facebook per raccogliere informazioni su cammini e sentieri escursionistici, ricevendo segnalazioni dalle prime persone che iniziavano a seguirci. Infatti, non avendo mai noi fatto tutti i cammini, dovevamo basarci sulla community, cercando di filtrare le informazioni più attendibili. Le persone hanno iniziato a darci fiducia, fino ad arrivare, dopo 10 mesi, a circa 6000 like. Da lì, decidemmo di aprire un sito web (sostanzialmente un blog) per comunicare meglio i sentieri e dare informazioni più dettagliate.

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Quante persone lavorano a Cammini d’Italia?

Il team iniziale ha avuto varie vicissitudini, perché purtroppo Mattia era preso da altri impegni. Per due mesi ho portato avanti il tutto da solo, con una mole di lavoro che cresceva di pari passo con i nostri fan, e dovendo gestire anche tutti gli impegni universitari.

Ecco dunque la scelta di presentare e allargare il progetto ai miei colleghi universitari, che subito se ne innamorarono. Dovendoci basare esclusivamente sul lavoro “volontario”, la squadra è cambiata più volte: qui comunque colgo l’occasione per ringraziare davvero tutti coloro che hanno partecipato, perché senza ognuno di loro non saremmo mai arrivati fin qui, in particolar modo Francesco Boggi e Giuseppe Bagnato.

La strategia utilizzata si è basata su due valori di fondo: costanza e innovazione.

Il progetto è stato un vero “boom”, difatti in meno di 1 anno siamo diventati la più grande community sul trekking in Italia. Abbiamo modificato completamente il sito web cercando di non avere solamente un blog sul quale pubblicare articoli, ma di consentire alle persone di poter cercare il percorso più adatto a loro. Tutto ciò è stato fatto senza investire un euro in pubblicità o competenze esterne. È avvenuto solo attraverso il sacrificio di tutti!

Ad oggi il nostro team è composto da 6 interni: io, Giovanni Amedei, Simona Focareta, Martina Ricioppo, Gaetano Marino, Giulia Leanza. In più, abbiamo tantissime collaborazioni esterne.

Ci dai qualche numero sulla portata di Cammini d’Italia, per far capire?

Al momento (novembre 2020, n.d.r.) Cammini d’Italia ha raggiunto questi numeri:

  • Facebook: 82.000 like
  • Gruppo Facebook (dedicato alla community): 26.000 membri
  • Gruppo Facebook (dedicato agli eventi): 12.000 membri
  • Instagram: 80.000 follower
  • Sito web: oltre 1 milione di visite nel 2020
  • Canale YouTube: 1500 iscritti
  • Mailing list: oltre 2000 iscritti
  • Telegram: 850 iscritti

A febbraio 2020 abbiamo aperto Partita Iva e possiamo iniziare a considerare Cammini d’Italia una vera e propria azienda.

Qual è stato il momento in cui avete capito che potevate diventare “influencer” a tutti gli effetti?

In realtà non ci siamo mai reputati degli influencer anche perché non è mai stata nostra intenzione diventarlo. Il nostro obiettivo da sempre è stato quello di creare un utile strumento per tutti gli appassionati e di valorizzare tutti i membri della community. Infatti, spesso condividiamo diari e storie di trekker.

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Che strategie avete messo in campo per sviluppare una community così numerosa e partecipe? Qual è il vostro canale di contatto principale?

L’unica strategia utilizzata, come detto prima, è sempre stata quella di avere costanza e perseveranza nella pubblicazione, cercando di pubblicare contenuti quanto di più alta qualità e attendibilità possibile, e cercando sempre l’innovazione nel modo di comunicare i nostri contenuti.

Un aspetto interessante è il cambiamento di approccio che abbiamo notato da parte delle associazioni: prima facevamo davvero molta difficoltà a recuperare informazioni sui cammini da queste ultime, ora sono le stesse a chiederci di essere sul nostro portale! Questo ci rende molto fieri.

La fase iniziale è stata la parte più difficile. Quando ti seguono appena 50 persone e constati che la creazione di un post che richiede ore, ha feedback molto bassi e riceve appena una manciata di like, è facile scoraggiarsi e chiedersi se davvero valga la pena investire tutto quel tempo.

Quindi mi sento di dire che senza perseveranza non si raggiungono risultati.

Diciamo poi che non abbiamo un vero e proprio canale principale. Il sito web, tuttavia, sta diventando uno strumento sempre più importante per la community, dato che da lì si possono organizzare i propri cammini e le escursioni, restando informati il più possibile.

Ho notato che su Instagram interagite moltissimo, consigliate canali da seguire e anche brand. Possiamo dire che il vostro è un lavoro divulgativo, in un certo senso?

Instagram è, al momento, il canale dove interagiamo di più con i nostri follower. Di recente abbiamo iniziato a collaborare con i principali influencer del trekking, per farli parlare con la nostra community.

In questo modo, da un lato, gli influencer possono farsi conoscere; dall’altro, possiamo portare alla nostra community un valore ancora più elevato.

Nel frattempo, sul blog stanno collaborando con noi due importanti editori che sicuramente daranno una maggior qualità ai contenuti proposti.

Inoltre, come dici tu, a volte consigliamo anche dei brand che noi o la community, riteniamo rilevanti. Perché non premiare un’azienda che si contraddistingue per la sua qualità o per la sua attenzione all’ambiente?

Cammini d’Italia ha un modello di revenue? Come pensate di evolvere in futuro?

Domanda molto delicata. Stiamo lavorando moltissimo, in questi giorni, proprio sul nostro modello di business e su come continuare a dare un servizio innovativo agli utenti. Tra non molto ci saranno nelle grandissime novità!

Raccontaci un aneddoto, una storia, un episodio che avete vissuto (magari durante un cammino) e che può insegnare qualcosa a noi marketer.

Durante la mia prima Via degli Dei, alla fine del secondo giorno una nostra compagna di viaggio decise di ritirarsi per la stanchezza e gli eccessivi dolori, in quanto, come già detto, l’attrezzatura non era assolutamente adeguata. Confesso di esserne stato tentato anche io, ma poi decisi di continuare il percorso iniziato. Sono certo che se quel giorno fossi tornato a casa con lei, ora non sarebbe nato tutto questo.

Ciò che voglio consigliare a tutti è di cercare di terminare ogni esperienza bella o brutta che sia, in quanto può essere proprio il punto di partenza di qualcosa di fantastico e inaspettato!

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