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Dal Sud del mondo al lavoro condiviso: ecco come nasce Warehouse Coworking Factory

Le parole che sentiamo ripetere spesso ultimamente, quando si parla di economia, sono partecipazione, collaborazione e condivisione. Applicando questi concetti alle professioni e ai luoghi di lavoro,  il riferimento al coworking è immediato. Oggi ho il piacere di fare due chiacchiere con Laura Sgreccia e Ronnie Garattoni, fondatori di Warehouse Coworking Factory, un nuovo spazio di coworking nelle Marche, nel quale io stesso ho modo di lavorare e costruire progetti.

Averli conosciuti di persona e aver visitato gli uffici, mi ha dato lo spunto per condividere con loro alcune riflessioni su come sta cambiando il mondo del lavoro e sugli scenari che si stanno aprendo sia per i liberi professionisti, che per le imprese con mentalità aperta e voglia di innovare anche nei rapporti con i collaboratori interni ed esterni.

Ciao Laura, com’è nata l’idea Warehouse Marche? A chi si rivolgono gli spazi di coworking?

L’idea di Warehouse Marche nasce da una nostra naturale inclinazione, o vocazione professionale. Dopo un’importante parentesi lavorativa nel settore della Cooperazione Internazionale allo Sviluppo, nel Sud del mondo, siamo rientrati in Italia tre anni fa con la voglia di difendere le competenze acquisite durante gli oltre 10 anni vissuti all’estero.

Abbiamo ricominciato nel nostro paese una vita da freelance, per lo più vissuta dentro le mura di casa. Non ci eravamo abituati, perché il nostro modo di lavorare per molti anni è stato all’insegna della condivisione, della partecipazione, del confronto con altre culture e altre professionalità.

Di qui, la necessità di mettere in piedi uno spazio lavorativo non solo per noi, ma fatto di persone che condividessero i nostri stessi valori di apertura e curiosità intellettuale, e soprattutto, la voglia di stimolare il nostro territorio con progetti in grado di coniugare crescita economica e sviluppo umano e sociale.

Abbiamo quindi fondato una società, Pamoja  Value, che si occupa di sensibilizzare le imprese locali, e più in generale il territorio, sulla responsabilità sociale e lo sviluppo sostenibile. Poi abbiamo aperto uno spazio di lavoro condiviso, il Warehouse Coworking Factory.

Gli spazi di coworking rappresentano un modo nuovo di lavorare, che porta con sé anche un forte cambiamento sociale e culturale: il lavoro in condivisione offre la possibilità di uscire dall’isolamento che molto spesso coinvolge freelance, liberi professionisti e piccole aziende che gestiscono il lavoro da casa, e abbatte i costi fissi di gestione rispetto ad un ufficio tradizionale.

Il nostro progetto, andando oltre il coworking, vuole creare  un vero e proprio ecosistema di professionisti disposti a condividere conoscenze e opportunità, costruire relazioni, mettere a fattore comune idee e know-how per lo sviluppo sostenibile del territorio e delle comunità di riferimento.

Come i viaggi che avete fatto hanno influito sulla vostra idea di coworking?

Come ho già detto, le esperienze di vita e professionali vissute in Paesi in Via di Sviluppo sono strettamente collegate alle motivazioni per cui nasce Pamoja Value e ai valori che oggi portiamo dentro Warehouse.

Pamoja Value significa “Valore Condiviso” ed è l’unione di parole provenienti da due lingue, lo Swahili e l’Inglese. Rappresenta per noi il desiderio di voler spenderci, nel nostro territorio, per una sfida: riconsiderare  le relazioni umane, la crescita e lo sviluppo dei territori in chiave più sostenibile. E il coworking è sicuramente un’occasione per ripensare le relazioni tra persone, e tra persone e territorio; è uno stile lavorativo che risponde a quel bisogno di socialità – libera e spontanea – che le dinamiche odierne del lavoro hanno sottratto all’individuo.

Il coworking coltiva quella dimensione di condivisione all’interno e apertura all’esterno che, come avviene ancora in molte comunità nel Sud del mondo, permette di farsi carico di situazioni difficili grazie alla collaborazione, allo scambio, alle condivisione; allo stesso tempo di assorbire quanto giunge dall’esterno, accumulando saperi e professioni.

E’ proprio questo che, nel nostro piccolo, cerchiamo di fare: non apriamo la porta ai nostri coworkers offrendogli solo una postazione per lavorare, ma ci impegniamo con loro per costruire momenti di crescita personale e professionale; dialoghiamo con le istituzioni, le imprese ed altri coworking; discutiamo e analizziamo i bisogni del nostro territorio, perché è proprio li che trova forma la vera innovazione sociale.

Quali opportunità può generare un coworking nel territorio in cui è inserito?

I coworkers sono studiosi, liberi professionisti, freelance, creativi, start-up, piccole imprese che rappresentano un importante capitale intellettuale. I coworking diventano luoghi di riferimento dove intercettare professionalità con competenze specializzate e idee innovative, e dove si scatenano interazioni spontanee di cui beneficiano sia gli stessi professionisti che il territorio.

In un’era in cui il “posto fisso” lascia sempre più spazio all’auto-imprenditorialità, come sta cambiando il mondo dell’occupazione? Quali prospettive si stanno aprendo?

Il lavoro sta cambiando: siamo ad un punto di non ritorno. Da un lato le imprese si avvalgono sempre più di collaboratori esterni; dall’altro liberi professionisti, startup e freelance sono in grado di svolgere il proprio lavoro ovunque e in autonomia, grazie alle nuove tecnologie.

Al centro torna l’uomo con le sue relazioni. Questa è la direzione verso cui si sta andando, anche se si dovrà passare per un cambiamento culturale notevole che porta con sé nuovi modelli, una nuova cultura del lavoro freelance e della libera professione all’insegna dell’intelligenza collettiva.

Il coworking applicato al lavoro è pò come il co-housing applicato all’abitare? O il car sharing allo spostarsi? Quale ruolo può assumere uno spazio di questo genere in nuovi modi di concepire la propria vita? 

Esatto! La condivisione tra professionisti non è solo di spazi e scrivanie, ma anche di macchinari e attrezzature, di idee e voglia di mettersi in gioco. Oltre al coworking si parla già di co-making, co-thinking…

Questi nuove dinamiche di condivisione stanno rendendo le persone tendenzialmente più produttive, più libere dai meccanismi delle gerarchie e con maggiori opportunità di seguire le proprie aspirazioni: un vivere più umano, più naturale, più piacevole. Ecco come il coworking è il primo passo verso un vero e proprio cambiamento sociale ed economico: l’ utilizzo intelligente di uno spazio fisico che favorisce la messa in comune di risorse, per un lavorare e un vivere più creativo e sostenibile.

Un grazie ed un caloroso abbraccio a Laura & Ronnie. Se volete passarli a trovare, Warehouse Marche si trova a San Costanzo (PU), uscita A14 – Marotta. Ciao! 😉

Comments

2 Comments

manuelavanzo@yahoo.it'
Manuela Vanzo

Il coworking, che trova nella nella collaborazione la sua ragione d’essere, porta una grande rivoluzione culturale nel modo di concepire il lavoro. La produzione in tutte le sue forme, a partire dall’ideazione di un progetto fino alla sua realizzazione, sta ormai diventando socializzata, condivisa. Si è sempre detto che “l’unione fa la forza”. Niente di più vero. Se le grandi risorse di capitale sociale riuscissero a lavorare lavorare insieme, seguendo le teorie del moderno societing, per rispondere alle istanze sociali e ambientali dei territori, si potrebbero riscontrare effetti positivi non solo per le comunità locali, ma anche per l’intera società.

Simone Moriconi

Grazie Manuela, il tuo commento è molto costruttivo! Concordo su tutta la linea


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Simone Moriconi

Consulente Marketing & Digital Strategy.