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Università Italiane e Social Network: un’analisi esplorativa

Qual’è il rapporto tra università italiane e social network? Ecco un’interessante analisi di Riccardo Buson sul rapporto tra università italiane e social network, con particolare focus su Facebook e Twitter.

Partiamo analizzando la presenza online delle Università italiane:

– 26 Università su 72 complessive possiedono un profilo pubblico su Facebook: ciò significa che il 36,1% degli Atenei italiani (statali e non) è presente su Facebook;
– di queste 26, solo 16 hanno un profilo ufficiale, riconosciuto come tale e gestito internamente dall’Università: perciò solo il 22,2% delle Università gestiscono direttamente un account;
– sono invece 27 le Università che hanno un profilo su Twitter (37,5% del totale).

Dal punto di vista dell’interazione con i propri studenti (rapporto tra numero di fan che interagiscono attivamente e numero di fan totali), gli Atenei che utilizzano meglio Facebook sono Bologna e Roma Europea, seguite da S.Orsola di Napoli e Milano Bicocca.

Per quanto riguarda Twitter, le Università con più followers sono Torino e il Politecnico di Milano, seguite dalla Bocconi e dall’Università di Padova.

Ovviamente, questi dati sono da prendere con le pinze, perchè vanno contestualizzati alle modalità di presenza. Ad esempio, andando a rilevare il numero di aggiornamenti quotidiani (pubblicazione di uno stato, di un link, di una foto o di altri contenuti), la classifica cambia ancora:

Frequenza pubblicazioni su Facebook:
– Torino ha una media di 7 aggiornamenti al giorno;
– Venezia Ca’ Foscari e Bari Jean Monnet hanno una media di 3 post;
– Udine, Trieste e Roma Europa ne pubblicano in media 2 ogni giorno.
Frequenza pubblicazioni su Twitter:
– Macerata twitta circa 5 volte al giorno;
– Siena e Torino hanno una media di 4;
– Milano Politecnico, Pavia, Venezia Ca’ Foscari e Teramo hanno una media 3.

In buona sostanza, nonostante un terzo delle Università italiane siano presenti sui Social Network, poche di esse si caratterizzano per una presenza attiva. Ciò può significare che non hanno appreso appieno le logiche e le potenzialità alla base di questi strumenti, e soprattutto, come comportarsi nei confronti degli utenti.

Considerazione confermata dall’analisi sulle tipologie di contenuti condivisi: delle 16 Università con profilo Facebook ufficiale, ben 11 si limitano a riportare notizie presenti nel sito ufficiale dell’Ateneo. Solo 5 Università pubblicano contenuti di carattere diverso, volti a potenziare il rapporto con i propri studenti: tra queste spicca Venezia Ca’ Foscari, che pubblica spesso video collegati ai corsi di studio e alle materie di interesse, eventi non necessariamente accademici ma che possono interessare e riguardare gli studenti: è inoltre l’unica Università ad aver pubblicato un video tutorial per aiutare gli studenti a compilare il piano di studi.

Il comportamento è analogo su Twitter: quasi tutti gli Atenei pubblicano link ad eventi e/o informazioni che gli studenti possono trovare già nel sito ufficiale. E’ poi molto diffusa l’abitudine di riportare lo stesso stato in entrambi i social network: si dimostra in questo modo una scarsa attitudine a curare la presenza online (content curation).

Dati alla mano, si può affermare che la presenza “social” delle Università italiane sia piuttosto scarsa, e curata in modo inadeguato e insufficiente. Molti Atenei utilizzano i Social Network senza conoscerne le logiche di funzionamento, ritenendo che basti replicare il messaggio trasmesso attraverso i canali tradizionali del marketing. Ma Facebook e Twitter, sebbene non sono gli strumenti che possano decretare il successo di un’Ateneo, possono offrire grandi opportunità.

Questo soprattutto perchè i Social Network (Facebook in particolare) sono strumenti che i giovani conoscono benissimo e usano sempre di più: su 13 milioni di utenti italiani che entrano almeno una volta al giorno in Facebook, il 37% (quasi 5 milioni) sono giovani tra i 15 e i 24 anni. In pratica, non esistono altri spazi o canali in cui i giovani possono essere raggiunti in modo così veloce, diretto ed economico!

Inoltre, si nota che le Università utilizzano i social network soprattutto per scopi informativi e promozionali, non sfruttando le enormi potenzialità in ottica di costruzione del brand: ad esempio, questi strumenti potrebbero essere utilizzati per creare legami di collaborazione con enti esterni all’Università, utili anche per gli studenti in ottica lavorativa.

Se invece le Università volessero usare questi nuovi spazi per attrarre nuovi studenti, dovrebbero cercare di interagire in maniera più completa e profonda con i propri fan/followers, trasmettendo loro un’esperienza positiva che possa poi essere condivisa anche online. Il web 2.0 ha quindi allungato la customer relationship: gli Atenei non devono più limitarsi a prendersi cura degli studenti nel percorso di studi, ma devono interessarsi a loro sia prima sia dopo questa fase.

In conclusione, Twitter e Facebook non sono fondamentali per il successo di un’Università, tuttavia sono strumenti che offrono enormi opportunità per il marketing e il branding di un’Università, e di conseguenza influiscono anche sul numero di iscrizioni. L’importante è lasciarne la gestione a chi ne conosce le logiche di funzionamento e di comunicazione. Sarebbe pensabile creare un Social Media Team interno all’università, magari curato dagli stessi studenti? 😉

Riccardo Buson è laureato in Marketing all’Università degli Studi di Ferrara con la tesi: “I possibili utilizzi di Facebook nel Marketing Universitario: un’indagine esplorativa”. Il post riprende alcune delle indagini contenute nella tesi. I dati sono attualizzati a marzo 2012.

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Simone Moriconi

Consulente di Marketing Strategico e Operativo per aziende, PMI e startup.