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Sprechi alimentari (qualche considerazione)

Un tema di cui si parla molto nei consumi (ma forse non abbastanza) è quello degli sprechi alimentari.

Secondo uno studio del Politecnico di Milano [1] ogni anno vengono sprecati dall’intera filiera alimentare italiana 6 milioni di tonnellate di alimenti, nelle diverse fasi produttive e di consumo. Cerchiamo di guardare più in profondità questi dati.

Spreco o eccedenza?

Innanzitutto va fatta una differenza tra spreco ed eccedenza. L’eccedenza è quella quantità di prodotti che per vari motivi avanzano nei vari stadi della filiera. Lo spreco è la quantità di eccedenza che non viene riutilizzata per il consumo, pur avendone tutte le caratteristiche come commestibilità, proprietà organolettiche, ecc. Eccedenze sprecate non vengono nemmeno introdotte nell’alimentazione animale o re-immesse nel ciclo produttivo di nuovi alimenti. Vengono semplicemente buttate via.

Secondo la ricerca, la sola distribuzione retail (GDO e punti vendita) ha un eccedenza annua di 704.000 tonnellate, di cui il 95% (circa 671.000 tonnellate) viene sprecata, cioè smaltita in discarica. Soltanto un 5% va a food banks o enti caritativi. Fa la sua parte anche la ristorazione (commerciale e collettiva) che spreca in totale circa 200.000 tonnellate di cibo ogni anno.

Il dato interessante è che lo spreco più alto è presso il consumatore: si parla di oltre 2 milioni di tonnellate solo in Italia. Una cifra impressionante.

Perché i prodotti vengono scartati?

A livello della distribuzione i motivi principali sono le seguenti.

  • Errate previsioni della domanda. I supermercati non riescono a prevedere con esattezza quanto gireranno i prodotti e acquistano più del necessario. Si ritrovano così una grande mole di invenduto.
  • Danneggiamenti nel packaging. Alcuni prodotti arrivano rovinati oppure si rovinano nei processi logistici interni. Ulteriore spreco.
  • Difetti estetici che ne compromettono il valore percepito. Frutta e verdura che non rispettano gli standard di scaffale in termini estetici (forma, colore, macchie e imperfezioni) vengono buttati anche se perfettamente commestibili.
  • Rischi di immagine. Per evitare passaparola negativi e perdita di clienti, i retailer si disfano di questi prodotti aumentando la % di spreco.

A livello del consumatore, invece:

  • Acquisti maggiori rispetto ai fabbisogni. L’abitudine ad abbondare ha radici nei decenni passati: il benessere e i fasti del boom economico hanno generato strascichi fino ad oggi. Forse in questo, la crisi sta spingendo a fare acquisti più mirati ed essenziali, allineati alle proprie capacità di consumo e di risparmio.
  • Acquisto confezioni non divisibili. Single, pensionati o piccole famiglie che non trovano confezioni “su misura” acquistano quelle più grandi, non riuscendo poi a consumare tutto.
  • Acquisti d’impulso. Marketing contro marketing. Se da una parte ci dicono di consumare con attenzione, dall’altra ci spingono a comprare il superfluo. Tanti acquisti vengono decisi all’interno del punto vendita, grazie a stimolazioni visive e sensoriali ad hoc. Molti di questi prodotti finiscono nel cestino.

Cosa fare per ridurre gli sprechi alimentari?

C’è molto da fare, a tutti i livelli della filiera. La GDO e la ristorazione devono trovare vie più efficienti per smaltire le eccedenze. Alcuni supermercati hanno iniziato a farlo, come l’iniziativa Brutti ma Buoni di Coop, ma si lavora ancora su piccoli numeri. Ancora poco diffuse anche pratiche come la “doggy bag“, portarsi a casa gli avanzi del pasto del ristorante. Pratiche che dovrebbero essere spinte dagli stessi commercianti.

Noi consumatori dobbiamo fare acquisti ragionati, più consapevoli, più attenti, ricercando la sobrietà, come ci indicano gli studiosi della decrescita.  E ricordiamoci che la data di scadenza dei prodotti non è tassativa, ma soltanto preferibile! 😉

Riferimenti:

[1] Dar da mangiare agli affamati. Le eccedenze alimentari come opportunità. (2012) P. Garrone, M. Melacini, A. Perego, Guerini e Associati ed.

Comments

7 Comments

SoniaMDahnhardt@twitter.example.com'
Sonia Gennaro (@SoniaMDahnhardt)

Non è ammissibile che non si sia ancora riusciti a creare un allungamento della filiera tale per cui ciò che verrebbe altrimenti sprecato sia “dirottato” verso comunità di accoglienza e associazioni di volontariato. Considerando l’aumento esponenziale di nuovi poveri, quel 5% è simbolo di un sistema che non sa (o non vuole) funzionare bene.

Simone Moriconi

Ciao Sonia, concordo perfettamente con te.
Ti segnalo l’iniziativa http://www.lastminutemarket.it/, che si propone proprio questo obiettivo

mattia.marasco@gmail.com'
Mattia

Di sicuro non ti dico niente di nuovo Simone ma conosci il progetto iFoodShare? E’ un’iniziativa interessante proprio legata alla problematica delle eccedenze alimentari sprecate.

Bel post bravo!

Simone Moriconi

Grazie Mattia, non lo conoscevo!

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Simone Moriconi

Consulente di Marketing Strategico e Operativo per aziende, PMI e startup.