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Meno è meglio: il pensiero della Decrescita

Che l‘economia sia una religione non è un concetto del tutto sbagliato. Il credo del PIL, della crescita a tutti i costi e dell’accumulazione di denaro è impregnato nella nostra società. Le ricette del governo Monti per uscire dalla crisi (giuste o sbagliate che siano) stanno andando nella direzione che l’economia tradizionale obbliga a prendere, ossia quella della crescita forzata. E per crescere, creare lavoro, garantire occupazione e tornare a livelli del passato, siamo chiamati a fare molti sacrifici. E’ giusto tutto questo? E’ forse il momento di ripensare i nostri modelli dominanti?

Più volte nel blog ho affrontato questi temi, qui con le idee alla base dello Zeigeist Movement e qui accennando all’economia della felicità. Oggi parliamo di un’altra corrente di pensiero da affiancarvi: il pensiero della Decrescita, di cui uno dei principali esponenti è il sociologo Serge Latouche [1].

La società della decrescita si basa su un fondamento molto semplice: la crescita economica a tutti i costi sta esaurendo le fonti non rinnovabili del pianeta e gli ecosistemi non potranno reggere uno sfruttamento delle risorse illimitato.

E’ necessario, in primis, uscire dalla dipendenza dal mercato, abolendo lo spirito del capitalismo e di una società dominata dal denaro. Bisogna vivere con meno per vivere meglio. I consumi devono lasciare il posto all’attività sociale e all’impegno politico. Secondo Latouche, infatti, la decrescita non deve essere soltanto uno slogan, ma un progetto politico a tutti gli effetti.

Lo scenario proposto è quello della sobrietà: ritrovare, cioè, il senso della misura e un’impronta ecologica sostenibile. Il sogno è quello di una “società frugale”, dove le persone escono da quello stato di insoddisfazione generalizzata provocato dalla pubblicità e dall’informazione di massa, che innesca continuamente nuovi bisogni e desideri. I valori che sono alla base della società dei consumi devono essere profondamente rivisti.

Quali sono i principali passi indicati dal pensiero della decrescita?

Ripensare la ricchezza. La ricchezza è fondata sui beni relazionali, sulla reciprocità e la condivisione: il sapere, l’amore e l’amicizia. Va ritrovato più tempo per sé stessi e per gli altri, per il pensiero, l’amicizia e la convivialità.

Autolimitare i bisogni. Bisogna ricercare la felicità nella povertà, nella rinuncia al superfluo, nella resistenza alle chimere del consumo. “Lavorare meno per consumare meno” non significa essere più poveri, ma crearsi spazi per liberare la creatività, per le relazioni sociali e per vivere una vita di qualità.

Decolonizzare l’immaginario. Il pensiero dominante, accettato da tutti e perpetrato dai mass media, è che “un paese che non cresce è un paese sempre più povero”, considerando quindi la crescita come normale e necessaria. C’è bisogno di una “pulizia semantica”: smettere di utilizzare tutte quelle parole dell’immaginario economico tradizionale, che attraverso l’informazione dei media, inculcano tali convinzioni nei cittadini.

Ritornare alla partecipazione politica. Impegnarsi nello sforzo politico è l’unico modo per trasformare queste idee di cambiamento in progetti concreti e condivisi da un largo numero di persone.

Ripensare il ruolo della scuola. Il sistema scolastico non deve avere come unico obiettivo quello di formare lavoratori occupabili, “iniziati alla religione dell’economia e del consumo”, ma dev’essere un luogo libero dalle preoccupazioni e dai timori del futuro, dove i ragazzi possano imparare a padroneggiare le proprie passioni.

I pensatori della decrescita si esprimono anche su chi sostiene che bisogna uscire dalla moneta (l’economia basata sulle risorse), dicendo che ciò porterebbe ad un caos sociale difficilmente prevedibile. Quello che bisogna fare non è disfarsi delle istituzioni economiche, ma reinquadrarle in una logica differente: la moneta non deve essere abolita, ma tornare ad essere un mezzo di scambio tra persone, e non soltanto uno strumento di accumulazione individuale e di disuguaglianza sociale. Va incoraggiato lo sviluppo di monete alternative: regionali, locali, complementari (qui quelle che stanno nascendo in Italia), che contribuiscano ad una crescita del territorio e alla rivalorizzazione delle attività locali.

Personalmente, credo che per molti aspetti siano le scelte del singolo che possono determinare o meno un adeguato livello della qualità della vita, e il raggiungimento di uno stato di felicità e benessere. E, nel bene o nel male, viviamo in un sistema in cui non è facile concretizzare alcuni precetti come “lavorare meno” e “”sviluppare la propria creatività”, o “agire per la collettività”. Bravo chi lo fa, ma non tutti, seppur desiderandolo, riescono a metterli in pratica.

Allo stesso modo, come si dice anche in questo articolo, non possiamo rinnegare un capitalismo che ci ha portati comunque al livello di benessere e soddisfazione nel quale ci troviamo. Né pensare tantomeno di vivere come eremiti.

Quindi, secondo me, dovremmo comunque calare queste “macro visioni” nelle piccole scelte del nostro quotidiano, dove possiamo vivere una decrescita felice imponendoci dei limiti, seguendo i principi del buon consumo, assumendo consapevolezza e spirito critico nelle nostre azioni.

La via della Decrescita, secondo me, passa da noi ancor prima che dalla politica. E voi, che ne dite? 😉

Riferimenti:

[1] Latouche S. “Come si esce dalla società dei consumi” (2011)

Comments

9 Comments

laviniapucci@gmail.com'
Lavinia Pucci

Bellissimo e attesissimo post! Condivido le tue affermazioni sulla Decrescita, tutto dovrebbe partire da noi, dalle nostre consapevolezze. Credo sia importante potere adattare i nostri pensieri e la nostra dimensione personale a queste riflessioni eco-innovative che lasciano spazio a numerose sfumature.

Dare spazio alle proprie risorse creative, condividendole nell’idea di “agire per la comunità” ci mette di fronte a scelte sostanziali che cambiano tutte le prospettive e ci mostrano nuove potenzialità di osservazione del mondo.

Rinunciare al superfluo (e qui ci sarebbe anche da dare un valore, una quantificazione al concetto del superfluo, che è percepito da ognuno in modo diverso) ci sposta verso nuovi spazi d’indagine, verso un tempo rivalutabile, sottratto ai meccanismi dell’accumolo e da investire in conoscenze e socialità.

Piccoli passi per evolversi individualmente, lungo un sentiero complesso ma alla ricerca di connessioni con altre individualità progredite, in una società ancora troppo immersa nella sua materialità opportunistica.

massimo.benedetti76@gmail.com'
Macs

Simone, sai cosa mi piace? Che leggendo questo tuo post ho inziato pensando che fosse un po’ utopistico, ma poi quando ho visto “dovremmo comunque calare queste “macro visioni” nelle piccole scelte del nostro quotidiano, dove possiamo vivere una decrescita felice imponendoci dei limiti” ho cambiato idea…e sai quanto mi piaccia cambiare per cerscere. Grazie, leggerti è sempre un bel modo di crescere!

Simone Moriconi

Grazie Macs, hai colto appieno quello che volevo esprimere. Il fatto è che se si continua a parlare di sistema, rimane tutto molto fumoso e utopico. La politica può portarlo a dimensione di cittadino, sì, ma conoscendo la nostra di politica, la Decrecita si ridurrebbe ad un mero slogan presto abbandonato nei fatti.

Ecco perchè solo e soltanto noi, artefici del nostro destino, possiamo intraprendere un percorso più critico e consapevole, essere da esempio per gli altri, peer-to-peer 😉 Mi sembra difficile imporre dall’alto certi precetti nella società!

emeraldforest@hotmail.it'
Emerald Forest

Avevo sentito parlare di questo pensiero… Sembra molto interessante. Secondo me però non è questione di povertà, perché è chiaro che nella povertà non si è felici. Come dice Woody Allen: “Se i soldi non fanno la felicità, figuriamoci la povertà…”
Il problema è appunto nella mania ossessiva all’accumulazione che nasconde una paura terribile della morte e un conseguente sballato e disperato tentativo di ottenere una immortalità delle proprie risorse, non potendo ottenere quella del proprio corpo. In questo senso la questione somiglia ha gli stessi risvolti della religione: dare una soluzione alla paura della morte! Finché il senso ultimo di tutto sarà questo, un approccio sano all’economia e alla descrescita sarà difficile…

Simone Moriconi

Grazie del commento 😉
Riguardo all’accumulazione di denaro, credo che (per i comuni mortali, cioè il cittadino medio) sarà un’ossessione che andrà a svanire.
Le giovani generazioni di oggi entrano nel mondo del lavoro molto più tardi, hanno redditi più bassi e minor potere d’acquisto, quindi rinunceranno dal principio all’ossessione di accumulare soldi per il futuro. Al limite, credo che sarà già tanto se ci si accontenterà di comprare una casa. Il resto andrà al consumo, e sarà li che si giocherà la partita.

posta@baffostanco.it'
Baffostanco (Mirko Omiccioli)

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Simone Moriconi

Consulente di Marketing Strategico e Operativo per aziende, PMI e startup.