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Innovazione nel rapporto medico-paziente: intervista al Founder di Collabobeat

Il mondo startup italiano negli ultimi mesi è piuttosto effervescente, ed è interessante capire, sia da un punto di vista di marketing che di “esperienza vissuta”, come si muovono gli startupper che hanno successo nel realizzare la propria idea e conquistarsi una fetta di mercato.

Oggi ho il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Floriano Bonfigli, ricercatore e Founder di Collabobeat, un’app pensata per innovare il rapporto tra medico e paziente.

Ciao Floriano, raccontaci un pò di Collabobeat: a cosa serve? a che mercato si rivolge?

Collabobeat? Forse è l’idea meno originale nella storia della tecnologia, però la più utile: aiuta la gente a ricordare le cose dette dal medico. Infatti, qualche anno fa accompagnai mia figlia dal pediatra, nulla d’insormontabile pensai. Ma tornai a casa e nel rispondere alle ovvie domande di una madre interessata alle condizioni di salute della figlia non seppi andare oltre la formula “Antibiotico per 7 giorni”…

Quindi noi suggeriamo ai medici: la prossima volta che ricevete un paziente nel vostro studio, scrivete il report della visita su Collabobeat, al termine della stessa cliccate sul tasto “Condividi Visita Medica” ed il paziente avrà accesso al vostro report, ovunque si troverà e sopratutto ogni volta che ne avrà bisogno, anche dal proprio telefonino. Dall’altro lato, il paziente potrà inserire note integrative al report come i risultati di un esame che era stato suggerito fare o semplicemente le impressioni sull’evoluzione del proprio stato di salute. Ed ecco ristabilito quel clima di fiducia e collaborazione tra medico e paziente.

Relativamente al mercato, riteniamo che ora Collabobeat sia lo strumento ideale per il giovane medico che sta lanciando la sua attività di libero professionista ed ha un disperato bisogno di crearsi una reputazione. Siamo certi che mettere a disposizione dei pazienti le proprie considerazioni in modo così trasparente ed immediato sarà un gesto tra i più apprezzati.

Pensi che una conversazione tra medico e paziente sia utile solo per quest’ultimo, o ne beneficia il medico stesso nella propria pratica?

Il paziente che conversa apertamente con il proprio medico è quello che mette sul piatto il maggior numero di informazioni e nel più breve tempo possibile. E’ anche quello che ragiona a voce alta correggendosi, se ce n’è bisogno. Tutto ciò fa felice il medico a cui spetta il compito più difficile: interpretare queste informazioni, incorniciarle con dati più oggettivi per uscirne con una diagnosi ed un piano di cura.

Qual è lo stato attuale dell’innovazione nel settore medico? Quali sono le realtà e i settori dove si stanno applicando di più le nuove tecnologie?

Recentemente ho letto un report che dimostra come il settore dell’healthcare stia vivendo un vero e proprio paradosso: è l’unico in cui l’introduzione di nuova tecnologia fa lievitare i costi piuttosto che abbassarli. Lo stesso report termina con un’affermazione forse provocatoria: le innovazioni ora più utili non sarebbero tanto quelle legate alla diagnosi ed alla cura ma al coordinamento dei tanti attori coinvolti, a partire dai pazienti stessi.

In questo filone, si sta facendo molto per capire come il paziente può avere un ruolo attivo anche quando è al di fuori della struttura sanitaria, ovvero per il 99% del suo tempo. Quindi appaiono sulla scena social network il cui obiettivo è raccogliere pazienti con la stessa malattia, il luogo ideale dove supportarsi a vicenda, confrontarsi e scambiarsi utili informazioni. Poi ci sono i così detti wearable devices, strumenti che indossiamo e che automaticamente misurano quello che ci accade. Oggi sono forse alla stregua di semplici giocattoli, ci dicono quanto scalini abbiamo fatto o quanto bene abbiamo dormito. Chissà in futuro cosa ci permetteranno di fare. Stiamo vivendo tempi sicuramente interessanti.

Vedremo un futuro in cui il medico sarà più un “consulente” e il paziente in grado di tenere traccia da solo del proprio stato di salute? Ad esempio grazie alle wearable technologies e ad algoritmi in grado di interpretare tutti i dati?

Credo proprio di sì. Il medico suggerirà al paziente d’indossare quel particolare sensore o d’istallarsi sul telefonino quella particolare app. Ai vari algoritmi sarà demandato il compito di raccogliere i dati più significativi e fornire una rappresentazione grafica coerente del trend in atto. Si ritornerà quindi dal medico a cui spetterà il compito di sintesi.

Dato che sei uno startupper, ma anche un ricercatore, so che conosci bene questo mondo. Che difficoltà stai incontrando con la tua startup? Che indicazione vuoi dare ai giovani che stanno lavorando su progetti ma stentano a trovare la via per finanziamenti e successo?

La nostra difficoltà attuale è quella di convincere il primo cliente a pagare il servizio, in modo che tutti gli altri seguano a ruota. Ma è una “signora” difficoltà perché significa che si è già superata quella di formare un team, di raccogliere le risorse economiche necessarie per realizzare un prototipo, di trovare un numero sufficiente di utenti disponibili a testare in anteprima il prototipo per poterlo migliorare.

A tutti coloro che stanno trovando ostacoli nel far decollare la propria idea innovativa, a qualsiasi livello essa sia, mi sento di dire che è nella natura delle cose. Altrimenti non si tratterebbe d’innovazione. La buona notizia è che siamo in buonissima compagnia. Ce ne sono molti altri nelle nostre stesse condizioni qui in Italia, ma anche nei posti ritenuti giustamente più cool come Londra, Berlino, New York, Boston per non parlare della Silicon Valley.

Poi, e concludo, riporto il più grande insegnamento che ho ricevuto frequentando InnovAction Lab di Augusto Coppola, probabilmente la migliore startup school in Italia, visto il numero di imprese lanciate dai suoi ex-alunni e la quantità di finanziamenti che queste hanno raccolto: se la tua startup non sta funzionando come immaginavi, il primo problema da affrontare e su cui lavorare sei tu!

Grazie dell’intervista e dei consigli, caro Floriano! Terrò “nota” della tua disponibilità 😀

Comments

1 Comment

io_floriano@twitter.example.com'
Floriano Bonfigli (@io_floriano)

Ciao Simone,
grazie per lo spazio che hai concesso a Collabobeat, da parte di tutto il team! E’ stato un vero piacere conversare con te, prima di persona poi via mail per confezionare l’intervista.
Disturbami quando vuoi, sai dove trovarmi!!!


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Simone Moriconi

Consulente di Marketing Strategico e Operativo per aziende, PMI e startup.