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Il video storytelling nel marketing digitale

Raccontare storie sulla vita e sulla quotidianità è un rituale che accompagna il genere umano dalla notte dei tempi. Da quando le conoscenze e le storie si tramandavano solo oralmente, ad oggi, dove la narrazione di esperienze personali è al centro di ogni conversazione tra persone.

La maggior parte dei dialoghi tra le persone sono dei racconti. Le persone parlano di auto, di ristoranti, di viaggi, di esperienze, di programmi televisivi, di ciò che è successo oggi nei social network. In molti casi queste conversazioni ruotano intorno a delle narrazioni: esperienze vissute, leggende, pubblicità, immaginazioni.

L’arte del “narrare” è sempre stata parte dell’essere umano: quello che è cambiato sono gli argomenti e i luoghi. I racconti possono avere luogo in situazioni e contesti diversi: davanti ad un aperitivo, al telefono, sui blog, su Facebook, su Whatsapp. Il flusso è inarrestabile e le conversazioni sono in aumento. Dall’avvento della società dei consumi, le conversazioni tra persone permeano di prodotti, servizi e brand, e di come questi vengono acquistati, consumati e vissuti dalle persone.

Il parere di chi ci sta intorno è (nonostante tutto) ancora il principale driver delle nostre scelte di acquisto: il consiglio di un conoscente, di un parente, di un amico, di un genitore è in grado di condizionare e guidare i nostri acquisti sia per piccole cose che per grandi investimenti.

Le conversazioni sono fatte di storie. Le storie guidano le scelte di acquisto.

Tecnologia: tra distrazione e creazione

Secondo le statistiche, ogni giorno controlliamo il nostro smartphone 150 volte e facciamo un check delle email 30 volte al giorno. Questo rende le persone sempre più disattente e distratte, e meno concentrate nell’ascolto di messaggi: quelli delle altre persone, dei media, dei brand, delle parole, delle immagini. Ecco perché cambiano le modalità in cui avviene lo storytelling.

Se da un lato la tecnologia è un fattore “distraente”, dall’altro è un fattore abilitante. I nuovi media e le video technology sviluppano processi di creazione partecipata e di inclusione orizzontale. Con la tecnologia il processo di creazione di contenuti è molto più semplice e immediato. Così come il processo di diffusione degli stessi: il social web e le reti interconnesse di persone, pubbliche o ristrette, permettono la veicolazione immediata di un contenuto, di una storia.

Lo storytelling diventa video

Il nostro cervello elabora le immagini molto più rapidamente delle informazioni testuali. Ecco perché social basati sulle immagini come Instagram sono esplosi e si parla di infografiche e data visualization: le informazioni complesse possono essere assimilate solo se presentate in un’adeguata forma visiva.

Quindi, per generare engagement e sharing, i brand devono trovare nuovi modi per attirare l’attenzione di persone sempre più distratte, informate e consapevoli. Ecco che il video storytelling diventa parte integrante delle strategie di marketing digitale delle aziende.

Emotional storytelling e micro content

C’è da dire che oggi quello che ha preso il sopravvento è una comunicazione di tipo “emotional”, dove il prodotto non è necessariamente protagonista del video: quello che si racconta è soprattutto una storia. E’ il caso di campagne di brand come Papà di Wind, o l’ad per il Natale 2014 di Sainsbury’s. In tutti questi casi si parla di “branded content“, ossia di un contenuto puramente narrativo, spesso in grado di toccare fortemente le corde emotive dello spettatore.

In alcuni casi, si arriva addirittura a lungometraggi e film brandizzati, come ad esempio Odyssée di Cartier e il Lego Movie.

Totalmente opposto è il caso di micro-contenuti, realizzati e diffusi sui social network, da Facebook, fino ad Instagram e Vine, che diventano supporto per branded short-clip, allo scopo principale di intrattenere e incuriosire. In questi casi, si vuole generare una sorta di curiosità in pochi secondi (spesso anche senza effettiva intenzione da parte dell’utente, come avviene per l’autoplay di Facebook) e arrivare a una call-to-action, come ad esempio un link verso il sito web.

Insomma, di strategie di video storytelling aziendale ce ne sono moltissime, e variano in base agli obiettivi che si vogliono raggiungere e ai canali su cui il contenuto verrà diffuso.

Di queste ed altri contenuti relativi allo storytelling ho parlato nella giornata introduttiva al Workshop su Storytelling e Video Making a Warehouse Coworking Factory. Ecco le slide dell’intervento:

video-storytelling-strategie

 

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Simone Moriconi

Consulente di Marketing Strategico e Operativo per aziende, PMI e startup.