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L’handmade in Italia non si vende?

La settimana scorsa ho fatto un giro a Weekendoit, una fiera dedicata all’handmade e ai “nuovi artigiani”, dove oltre a mercatini e spazi espositivi c’erano interessanti workshop dedicati all’e-commerce e alla vendita online.

Di nuovo artigianato e business avevo già parlato qui, intervistando Alice, tipa in gamba che ha fatto diventare la sua passione per gli accessori fatti a mano in un piccolo business, costruendovi attorno una realtà associativa dove si fanno eventi, corsi di formazione e si crea community tra gli appassionati del genere.

Un settore, quello dell’handmade in Italia, che da fuori è molto accattivante, ricco di belle storie, gente “cool” e concept creativi, ma che – se ci si affaccia dentro – soffre di un grosso problema: il giro di business è bassissimo.

Al momento sembra non esistano ricerche o dati che stimano il volume di affari (anche perché molto viaggia tra mercatini e fiere, l’online in Italia stenta a decollare) e l’offerta è composta in maggioranza da hobbisti che non hanno una partita iva (e quindi “sfuggono” alle statistiche).

Parlando con gli esperti il sentore è che l’handmade in Italia non si vende, o se si vende, molto poco. Sebbene altrove molte persone riescano a guadagnare bene e mantenere un business anche solo tramite Etsy, questo sembra non riguardare l’Italia.

I motivi? Oltre al solito e patologico “e-commerce divide” che ci separa dagli altri paesi (accentuato nel comparto abbigliamento, che è una buona fetta dell’handmade), le ragioni sono culturali: il fatto a mano da noi è ancora “quello-che-ti-fa-la-mamma”, il valore aggiunto non si percepisce in rete, al massimo voglio parlare con chi lo ha fatto, voglio toccare il prodotto al mercatino. E spesso quando sono lì spesso guardo, chiacchiero, ci giro intorno… ma che prezzi!

Insomma, uno scenario ben lontano dagli USA, dove con Etsy ci si fa anche il matrimonio.

L’idea che mi sono fatto, è che il problema è intrinseco alla composizione del settore: c’è tanta, troppa offerta, ma poca, pochissima domanda, su prodotti che hanno prezzi non sempre abbordabili (i crafters fanno pezzi unici, contano le ore lavoro, non possono standardizzare troppo, e poi sull’e-commerce ci sono le spedizioni…), dove è difficile definire una qualità oggettiva e, siamo alle solite, dove bisogna sapersi raccontare bene, avere un brand forte e una community numerosa solo per avere la “potenza di fuoco” che ti permette di poterci campare. 

Ergo, c’è una fortissima “selezione naturale” che premia quei pochi (un 5%?) che fanno self-promotion e sanno muoversi sia online e offline, che sanno usare gli strumenti digitali e comunicano bene senza troppe risorse extra, e che – chiaramente – fanno prodotti ad alto appeal. E ci si dedicano full-time.

Perché chiaramente se non ci campi, non puoi dedicartici a tempo pieno. Insomma, un gatto che si morde la coda.

 

Comments

1 Comment

flavia@berta.it'
Flavia

in Italia l’handmade non si vende e non interessa a nessuno
chi si occupa di promozione dell’handmade promuove solo sempre i soliti nomi e solo chi fa cose che sono in stile alternativo, per l’originalità non c’è spazio
all’estero l’handmade ha successo perchè si parla di realtà creative a tutto tondo, in grado di fornire una valida alternativa alla povertà qualitativa del low cost, con l’originalità delle grandi firme
da noi invece tutto questo non esiste
o sei uno che si accontenta di creare cose esteticamente brutte, magari con materiali di riciclo e poveri o crei per te stesso
è logico che la gente non ne voglia sapere, la maggior parte delle creazioni handmade sono improponibili, nessuno spende dei soldi per indossare tappi di bottiglia, carta e rame martellato, magari questa roba te la compra per pochi soldi la gente che si veste come al mercato dei fiori degli anni Sessanta
con queste premesse purtroppo dubito si vada lontano
sui social vedo tante persone che fanno cose più carine e vendono ma privatamente, comunque senza uno sbocco reale, si tratta di attività che restano sempre nel limbo
ho visto che in rete quando esprimi un pensiero come il mio vieni censurato o vengono chiuse le discussioni che ne parlano, evidentemente sono discorsi che danno fastidio


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Simone Moriconi

Consulente di Marketing Strategico e Operativo per aziende, PMI e startup.