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Educazione e cambiamento: intervista a Emily di scuola Serendipità

Qualche mattina fa ho deciso di andare a trovare Emily e Veronica, due ragazze che stanno portando avanti un progetto molto interessante a Osimo, nelle Marche: si chiama Serendipità, una scuola ad approccio libertario e montessoriano che partirà a settembre.

Dato che l’educazione è alla base di ogni cambiamento sociale,  la cosa mi è subito piaciuta, quindi ne ho approfittato per fare alcune domande e una visita al luogo dove sorgerà la scuola.

Sono stato accolto con i sorrisi e la disponibilità di chi sa che sta facendo la cosa giusta, nonostante tutte le difficoltà che emergono quando si portano avanti progetti del genere. Ecco il succo della nostra chiacchierata sull’educazione, seduti sotto uno dei magnifici alberi del casolare.

Ciao Emily, partiamo con la classica domanda: com’è nata la vostra idea?

L’idea è nata dopo il buon esito dell’esperimento Lilliput, un laboratorio nel centro di Osimo dove i bambini da 1 a 3 anni si possono divertire e dare libero sfogo alle loro attività creative.

Un servizio sperimentale che coniuga l’offerta educativa ad una flessibilità di frequenza per venire incontro alle svariate esigenze familiari. L’iniziativa ha visto numerosi partecipanti e parecchi genitori entusiasti delle attività che abbiamo portato avanti.

Dato il buon esito, abbiamo deciso di creare una scuola libertaria per bambini da 2 a 6 anni, alternativa alla tradizionale scuola materna che si ponesse in continuità con l’offerta che già davamo. Per noi è una bella sfida, che stiamo da tempo preparando visitando le altre scuole libertarie in Italia, per confrontarci e impararne i metodi.

Cos’è che non va nella scuola attuale? Cos’è una scuola libertaria? In cosa è diverso il vostro approccio?

Nella scuola attuale ci sono diversi problemi.

Innanzitutto i docenti non lavorano in condizioni ottimali; perlopiù, anche chi parte con una grande motivazione, finisce per essere assorbito dai meccanismi del sistema e adeguarsi allo stile di insegnamento classico. Questo porta a creare due tipi di studenti: quelli che si standardizzano e quelli che sono considerati “problematici”. Senza comprendere che questa problematicità deriva soltanto da uno scarso interesse verso le materie proposte e verso un approccio “imposto”, più che creativo e attitudinale.

E poi, ci sono grossi squilibri nel metodo valutativo: i ragazzi con i voti alti non sono più bravi degli altri, hanno soltanto un diverso tipo di talento.

L’insegnamento libertario è un approccio pedagogico ormai riconosciuto ovunque, con moltissime scuole nel mondo e alcune anche in Italia. La sua caratteristica è di coniuga attività diverse, sia manuali che teoriche, lasciando flessibile il percorso del ragazzo in base agli interessi che via via si manifestano durante la crescita.

Ecco perché è un approccio molto più individuale: lo sforzo delle educatrici è proprio quello di cogliere questi segnali e coltivare le vere attitudini del bambino sin dai primi anni di vita.

I genitori poi collaboreranno direttamente con noi, diventando co-responsabili dell’educazione dei loro figli. La scuola libertaria non è un parcheggio, ma una comunità educante dove insegnanti e genitori sono entrambi chiamati a partecipare all’educazione dei bambini, creando una forte alleanza e sinergia di intenti ed azioni.

Come si sosterrà la scuola? Il progetto è sostenibile nel lungo termine?

La scuola si reggerà principalmente grazie alle rette delle famiglie, dato che abbiamo deciso di non contrarre debiti con le banche. Organizzeremo altre attività ed eventi “a contorno” per trovare qualche cifra ulteriore. Non escludiamo il crowdfunding: siamo già in contatto con il sito Eppela per far partire una campagna di finanziamento.

Le rette per un anno di iscrizione vanno dai 200€ alle 300€ mensili pasti compresi. C’è da sottolineare che non essendo inquadrata come scuola tradizionale, non riceveremo finanziamenti neanche da Comuni o Province. Questo ci rende in ogni caso autonomi nelle nostre scelte di insegnamento, che è l’obiettivo di ogni scuola libertaria.

Al fine di mantenere il progetto sostenibile abbiamo deciso di dimezzare il nostro stipendio (rispetto a quello medio un insegnante) proprio perché crediamo in quello che facciamo e siamo disposte a fare sacrifici. Il nostro obiettivo non è quello di “farci i soldi”, ma quello dell’arricchimento della comunità che collabora con noi. Stiamo progettando di attivare uno scambio di servizi con i genitori e maestri in pensione che si renderanno disponibili a dedicare il loro tempo per aiutarci nelle varie attività.

Chi è il target della vostra scuola? Sta crescendo interesse intorno a questo tipo di formazione?

Scuola Serendipità non è una scuola elitaria, come potete capire anche dai costi contenuti. È una scuola aperta a tutti coloro che vogliono educare i propri bambini in modo differente dalla scuola tradizionale, quindi il target è piuttosto trasversale. Molti non ne avevano mai sentito parlare, ma hanno visto il lavoro fatto con Lilliput e ci hanno dato fiducia iscrivendo i loro bimbi alla nostra scuola.

Io credo che l’interesse verso metodi di istruzione alternativa è destinato a crescere proprio in virtù del fatto che la scuola tradizionale non è più in grado di formare ragazzi adattabili ai mutamenti del lavoro e della società. Il futuro è di coloro che sanno sempre di più re-inventarsi, mentre il sistema educativo attuale è pensato per un epoca industriale e standardizzata che ormai sta giungendo al termine.

Come stanno cambiando anche i valori fondanti della società: il consumismo, l’accumulazione capitalistica, l’individualismo sono tutti concetti in via di superamento. E se vogliamo vedere un cambiamento, dobbiamo far crescere i nostri bambini su radici diverse:  i concetti di comunità e condivisione, ad esempio, sono centrali nel nostro progetto.

Come prosegue l’educazione un bambino che si iscrive a Serendipità?

Al momento con le iscrizioni alle elementari, ma il nostro sogno è aprire anche una scuola libertaria di secondo livello. I bambini che escono da questo percorso sono molto più forti: l’insegnamento libertario non “tarpa le ali”, ma cerca di sviluppare il talento innato del bambino.

Ma occhio, non è una scuola senza regole! Facciamo capire che le regole non sono “date”, ma hanno senso di esistere per regolare la comunità e il rapporto con gli altri. In questo modo, si sviluppa quel senso di rispetto e civiltà che spesso manca ai nostri ragazzi.

Che dire? Un grazie a Emily e Veronica per la loro disponibilità. E un grande in bocca al lupo per il loro progetto, che cercherò di seguire  😉

 

Per chi fosse interessato a contattare Scuola Serendipità di Osimo (AN)

Emily Mignanelli – lilliput2009@hotmail.it – profilo Facebook

 

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[…] – Innestare nei bambini il seme dell’imprenditorialità. Dato che l’economia del futuro sarà sempre più fatta di self-employment, e il mondo del lavoro sarà sempre meno governato da grandi aziende e interventi del governo, è fondamentale che le nuove generazioni siano educate a coltivare le loro passioni (ad esempio, frequentando sin da piccoli una scuola alternativa). […]


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Simone Moriconi

Consulente di Marketing Strategico e Operativo per aziende, PMI e startup.