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Crowd Commerce, la nuova frontiera delle vendite online

Come mi capita spesso di dire parlando di crowdfunding, l’obiettivo delle campagne di raccolta fondi “dal basso” non è solo quello di far partire progetti con i soldi raccolti, ma anche quello di testare l’appeal di un prodotto sul mercato vedendo quante persone sono disposte a donare per dare vita a un brand, lanciare un nuovo servizio, o ridare vita a un vecchio marchio (come nel caso di Crystal Ball).

Cos’è il crowd commerce?

La logica crowd-based, però, si applica anche alle vendite online: è il caso di tutte quelle situazioni in cui prima di distribuire un bene il produttore vuole raggiungere  una cifra minima per far partire il lotto di produzione. In questi casi, si parla di crowd commerce.

Ad esempio, Crowdemand è un fashion store dove è possibile pre-ordinare capi di abbigliamento prima che questi vengano ancora prodotti. Ogni capo ha un numero minimo di acquirenti da raggiungere prima che venga effettivamente realizzato: in questo modo, ogni cliente è spinto a fare “push” presso i suoi amici per arrivare al numero minimo. Contando sull’esclusività, i pochi clienti che si aggiudicano prodotto da un vero designer, saranno gli unici ad indossare quel capo di abbigliamento. Così, i designer possono anche avere un canale alternativo per testare le proprie creazioni sul mercato, ottenendo feedback dai consumatori che hanno acquistato il pre-test.

Crowdemand non è l’unico caso: anche Fairphone, lo smartphone etico, ha seguito questa logica. I telefoni vengono prodotti a lotti dopo aver raggiunto il numero di acquirenti previsto per dare avvio alla creazione. Chi spenderebbe per un prodotto ancora non provato e recensito? Beh, il primo “batch” era stato pre acquistato da 11.000 clienti, e il secondo ha attualmente già 35.000 pre-orders. E’ chiaro che il sistema ha funzionato sia per la filosofia etica alla base dello smartphone (non ci sono sfruttamenti di manodopera, il prodotto è componibile e riutilizzabile, gli scarti sono ridotti al minimo, ecc.) sia per la fiducia che gli ideatori sono riusciti a conquistarsi tra i clienti.

Un altro esempio è tutto italiano: il sito Crowdrooster è un’ibrido tra una piattaforma di raccolta fondi e un e-commerce. Chi ha un’idea di prodotto può farsi finanziare tramite il sito e allo stesso tempo vendere i prodotti.

Quando può funzionare il crowd commerce?

Il crowd commerce, dunque, dimostra come è possibile utilizzare il crowdsourcing in ottica “demand-pull”, ossia avere sia una leva per finanziarsi, che per creare un mercato intorno ai prodotti e servizi non ancora esistenti. E’ chiaro che in questi casi il buon marketing e una comunicazione chiara assumono un ruolo preponderante, dal momento che le tecnologie o gli oggetti in vendita non sono ancora state validati dal grande pubblico. E quindi, ritornano al centro fiducia e trasparenza nei confronti delle aziende e dei loro prodotti, con la possibilità di creare nuovi tipi di economia anche a carattere localistico.

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Funziona davvero il modello “Pay What You Want”? | Snacks of Marketing

[…] può funzionare per progetti pilota e ad alto coinvolgimento, magari unito ad una campagna di crowdfunding. Ben venga, invece, se associato ad una filosofia etica e a un business non totalmente orientato al […]


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Simone Moriconi

Consulente di Marketing Strategico e Operativo per aziende, PMI e startup.