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Il ruolo degli spazi di coworking nei processi di crowdfunding

Qualche giorno fa ho avuto la bellissima opportunità di fare mentorship all’interno del programma di accelerazione H-CAMP 2015, a H-Farm, in cui erano selezionate le startup più promettenti d’Italia, oltre a quelle del programma Wellness Accelerator di Technogym.

E’ stata l’occasione per parlare di un topic a me molto caro: il crowdfunding e il ruolo dei coworking come abilitatori di community building nella co-creazione e nel funding di un progetto. Un tema che tra l’altro si inseriva bene nel processo di accelerazione, dove le startup lavorano a stretto contatto tra loro e con tutto l’insieme di mentor e partner esterni.

Crowdfunding non è soltanto raccogliere soldi

Quando si parla di crowdfunding, infatti, va sempre fatto considerato un range più ampio rispetto al mero “raccogliere fondi”, grazie al contributo della “crowd”. Il crowdfunding, in ottica allargata, è:

  • un canale per pre-vendere un prodotto prima che sia effettivamente realizzato (in questo caso si parla di pre-sale crowdfunding, si veda soprattutto i progetti su Kickstarter, che tra l’altro è appena sbarcato in Italia);
  • un metodo per validare il prodotto e l’idea di business, prima che venga effettivamente proposta su mercati di larga scala;
  • un’attività di comunicazione in se, grazie all’awareness che può raggiungere un progetto proprio per il fatto che venga diffuso come campagna di crowdfunding.

Da questo punto di vista, come abbiamo già accennato qui (dove però si raccontava la storia di un crowdfunding indipendente e su goal limitato), l’insieme di professionalità necessarie per far arrivare al successo una campagna, prevede una serie di ruoli che possono essere anche “esternalizzati”.

Quali professionalità sono necessarie per portare al successo una campagna di crowdfunding?

Il crowdfunding arriva al successo quando le attività (che vanno ben oltre il mettere online un progetto su una piattaforma e “sperare che qualcuno doni”) coinvolgono una fase iniziale di planning e budgeting. Si stima che almeno un terzo del goal di campagna dovrebbe essere investito nella comunicazione della stessa; e sono di solito previsti almeno 3 mesi di pianificazione e di attività prima del lancio effettivo della campagna.

E’ chiaro che vanno considerati una serie di ruoli che possono guidare un progetto ad essere effettivamente vincente.

  • inventors / makers (gli ideatori del progettualità, il team di base)
  • photographers / videomakers (i tecnici dell’immagine, necessari per impostare una campagna che possa anche semplicemente essere “vagliata” da una piattaforma come Kickstarter).
  • copywriters / storytellers (i tecnici del racconto, ossia coloro che devono tradurre in parole un progetto, un’idea. Non è detto che gli ideatori abbiano in se queste skills, che in una campagna di crowdfunding assumono un ruolo ancora più cruciale)
  • marketing people / advertisers / digital skilled (coloro che sanno come muoversi per “spianare la strada” ad una campagna in rete: digital PR, media activation, ecc.)

Elementi da non sottovalutare: è proprio la mancanza di pianificazione e di professionalità competenti a costituire la prima causa di fallimento di una campagna di crowdfunding (secondo le statistiche, in Italia il 76% di progetti pubblicati non raggiunge l’obiettivo).

Il ruolo del coworking in una campagna di crowdfunding

Come forse non molti sanno, il coworking non è un semplice affitto di scrivanie. Un buon coworking è un hub di relazioni, competenze e opportunità che si prestano a molteplici progetti e scopi (dall’innovazione di impresa, ai servizi per imprenditori, ad un miglior work-life balance per i dipendenti di un’azienda…). Come dimostrato dall’esempio di cui io stesso faccio parte (Warehouse Coworking Factory), un coworking è:

  • un luogo dove professionisti si conoscono e lavorano insieme (sulle proprie attività o su progetti congiunti);
  • un network di opportunità (conosco persone, faccio rete, trovo clienti e collaboratori);
  • un luogo per il peer-to-peer learning (formale, tramite workshop e laboratori, o informale, grazie al tempo speso con altri coworker);
  • un luogo per eventi e diffusione di una “cultura dello sharing” (e quindi anche di crowdfunding).

Cosa mette insieme i concetti di coworking e crowdfunding?

Di base, il coworking e il crowdfunding, hanno due forti elementi in comune. Il primo è la presenza di una community (sia essa fisica o virtuale, o a maggior preponderanza di una delle due). Il secondo è un alto livello di engagement. Il coworking, infatti, per “funzionare” come community ha bisogno di avere persone attive e partecipi; dall’altro, i progetti di crowdunding necessitano di persone che non solo finanzino, e diffondano, il progetto, ma che contribuiscano alla co-creazione dell’idea stessa.

Infatti, spesso le nuove progettualità hanno forte bisogno di essere validate dal mercato, modellate sulla base delle reali esigenze del target potenziale, e in alcuni casi, co-create insieme alla community in tutti i suoi aspetti: dal concept, alle funzionalità, fino al pricing.

Ecco perché i luoghi di coworking sono un possibile “alveare” di progetti di crowdfunding, come tra l’altro dimostrano i casi di successo di Poligon, il coworking sloveno che ha aiutato a finanziare diversi progetti su Kickstarter con un totale di fondi raccolti di oltre 2 milioni di euro.

Lo spazio di coworking è il luogo dove le attività di crowdfunding, ma prima ancora di co-creation, possono avvenire con maggiore velocità ed efficacia: innanzitutto perché gli stessi coworker (intesi come ampio raggio di professionalità che contribuiscono all’ideazione di un progetto: designers, sviluppatori, marketers. ecc.) sono anche i primi potenziali clienti e utilizzatori del prodotto che loro stessi hanno contribuito a creare. E poi, perché gli stessi sono anche la prima cerchia di persone che può finanziare l’attività in crowdfunding, o comunque a contribuire alla sua diffusione come progetto, a maggior ragione se possono guadagnare una percentuale di quello che hanno contribuito a creare.

Ecco perché in realtà il concetto di crowdfunding andrebbe, in alcuni casi, compreso in un concetto più ampio di creazione partecipata di un progetto (in piena logica di coinvolgimento clienti e “prosumer”, ne avevo parlato qui), dove il finanziamento è soltanto l’ultimo tassello degli elementi che fanno leva su una community attiva di persone.

Dalla community alla co-creation di idee: alcuni casi

E’ in questa logica che si inseriscono realtà come Assembly, una piattaforma che consente agli ideatori di un progetto di aprirlo (in piena ottica open source), al contributo di tutti coloro che possono contribuire a realizzare quell’idea: dal design, al coding, fino al marketing e alla comunicazione. In questo caso, tutti quelli che contribuiscono guadagnano una piccola parte di proprietà sul progetto, che una volta monetizzato, si trasforma in ricavi effettivi. Oppure come Quirky, che permettere a chiunque di mettere sul piatto un’idea e permettere alla “crowd” di contribuire in termini di interesse (votazioni) e contributi al progetto. In questo caso, le idee che sono maggiormente “crowd-voted”, vengono selezionate e prodotte “materialmente” da Quirky, e messe in vendita sulla loro piattaforma online (chiaramente, Quirky tiene una percentuale, mentre il resto va spartito tra ideatore del progetto e community che ha contribuito).

In questo senso, il coworking inteso come luogo di collaborazione partecipata, può anche essere considerato come puramente virtuale e mediato da una piattaforma (come Quirky, Assembly, ecc.), ma in realtà, le stesse dinamiche si svolgono anche all’interno di contesti “fisici”, come uno spazio di lavoro condiviso, dove l’idea può essere co-creata dalle stesse persone he popolano lo spazio (ed è quello che avviene a Poligon).

Lascio altri spunti alle slide caricate qui sotto, che proverò ad affrontare anche in seguenti articoli, data la vastità degli argomenti che tra l’altro si collegano ad altri aspetti come le dinamiche di “sharing”, le motivazioni alla base dei meccanismi partecipativi, e molto altro.

 

co-creation-crowdfunding

Vi ricordo che l’ultimo weekend di Luglio si terrà a Warehouse Coworking Factory una 3 giorni di workshop dedicata a progetti che vogliono lavorare anche sulla co-creation e sul crowdfunding. Il Co-Creation & Crowdfunding Camp è realizzato in partecipazione con Ulule, Poligon Lubjiana, Slovenian Crowdfunding Initiative e PuntoDock.

 

 

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Simone Moriconi

Consulente di Marketing Strategico e Operativo per aziende, PMI e startup.