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La “paura di non esserci” e il consumo compulsivo nei social network

I consumi, si sa, cambiano e le pratiche di vita evolvono molto velocemente, soprattutto ora che abbiamo tra le mani strumenti e possibilità nuove.

Le azioni che compiamo durante l’arco della giornata sono molto diverse rispetto anche a quelle di tre o quattro anni fa, quando i social network avevano appena fatto capolino. Da allora (sembra che siano passati decenni) le cose sono cambiate, soprattutto le abitudini “digitali” in funzione del tempo libero.

Ogni tanto ci arriva qualche dato sul consumo di social network, in particolare tra i teenager (13-17 anni) che sono i cosiddetti “nativi digitali”, ossia quelli che le tecnologie di adesso se le sono trovate subito in mano. Due punti emergono su tutti:

– innanzitutto, hanno una mancata consapevolezza sulla questione della privacy. Gli adolescenti su Facebook stringono molte amicizie, non settano i parametri per i tag e le foto (l’unica possiblità che abbiamo per “tutelarci”) e non hanno alcun filtro su quello che scrivono e pubblicano. In sostanza, sono “nudi“, come dice questo recente articolo sul Corriere.

– e poi, questa è la questione che mi interessava di più, passano molte ore incollati allo schermo, chattando, commentando, leggendo i post degli altri, aspettando una notifica. In altre parole, sono compulsivamente connessi a Facebook.

Questo vale per i teenager, ma è sicuramente vero anche per noi, che siamo sopra i 20-25, che abbiamo la Laurea, che siamo (sopra) vissuti (e bene) anche senza social network, che abbiamo maggiore consapevolezza e sappiamo come funzionano queste dinamiche (e quindi, potremmo controllarle).

Sembra che tutti siamo colti da una profonda “paura di non esserci” [1], da quel “timore che nessuno si accorga che esistiamo“, l’impulso che ci porta a dover scrivere qualcosa, a pubblicare un contenuto, a commentare un post, a comunicare a tutti i costi, perchè dobbiamo “essere dove sono tutti gli altri“, ed esserci vivi.

Questo si vede principalmente su Facebook, ma non solo. Anche Twitter non mi sembra esente dalle stesse logiche: basta vedere i saluti alla TimeLine o le catene di Follow Friday.  La stessa logica può essere applicata ai blog, dove postiamo a cadenza regolare per mantenere una buona indicizzazione su Google, per non perdere visite, per dire anche noi qualcosa, sempre. Perche qualcuno potrebbe dimenticarsi di noi. In buona sostanza, per esserci.

Nel manuale sui consumi di Dalli e Romani [2] si definisce comportamento compulsivo il “desiderio incontrollabile di ottenere, usare o provare una certa sensazione, una sostanza o un’attività che inducono l’individuo a realizzare in maniera ripetitiva un certo comportamento, che sarà progressivamente causa di danno per sè stesso e per gli altri“. Gli autori, nel 2002, individuavano il fumo come principale esempio di comportamento compulsivo.

Io ritengo che l’abuso di social network sia diventata un’attività altrettanto compulsiva, della quale tutti (o quasi) siamo schiavi. Non è un caso che alcune cliniche, anche in Italia, iniziano a dedicarsi alla cura della “dipendenza da Facebook”, trattandola come una vera e propria patologia.

Sebbene i lati positivi della “rivoluzione comunicativa” su Internet siano innumerevoli, non possiamo trascurare le conseguenze negative di un’assuefazione a tali strumenti. Quali? Beh, eccone alcuni dal mio punto di vista….

Meno tempo libero, meno tranquillità, più stress, più ansia, meno tempo dedicato alla lettura di libri, alle relazioni in famiglia e agli amici “reali”. Mancanza di attenzione, minore lucidità, mancanza di momenti di riflessione, la “testa altrove”, l’illusione di felicità causata dal credere di avere molti amici, il senso di malessere quando non riceviamo un feeback, una notifica, un segnale. E molti altri…

Ho esagerato? Sicuramente si, ma fermarsi un attimo e pensare alle conseguenze dei nostri “nuovi” comportamenti, non può che farci bene.

Riferimenti:

[1] Mastrocola P. (2011) Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare. Guenda Ed.

[2] Dalli D. e Romani S. (2002) Il comportamento del consumatore. Acquisti e consumi in una prospettiva di marketing. F. Angeli

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Comments

5 Comments

massimo.benedetti@pentex.it'
Massimo Benedetti

Il social network ‘sostenibile’ che non deve denigrare la nostra possibilità di intrattenere relazioni con gli altri…ho scritto qualcosetta in proposito: http://ilcamaleon.blogspot.com/2011/06/la-birra-su-facebook-e-twitter.html , se vi può piacere…

Simone Moriconi

Grazie per il contributo, Massimo 😉

QuasiBorderline@twitter.example.com'
Anita Cancelliere

Indubbiamente, fenomeni come massificazione e globalizzazione hanno “contribuito” a farci sentire -diciamo così- un puntino nell’universo. Radio e tv prima e internet dopo hanno tanto unito quanto isolato le persone. Io dico spesso che più strumenti abbiamo per comunicare, e meno comunichiamo, perchè la comunicazione vera dovrebbe coinvolgere molteplici sensi che non si possono sostituire con agglomerati semantici, pixel, emoticon e links. E a parlare è una di quelle che talvolta abusa del mezzo “social&web”…
La “paura di non esserci”…proprio così! ci sarebbero molte cose da dire ma mi fermo qui 🙂

Simone Moriconi

Grazie Anita, hai assolutamente ragione.
Il bisogno di comunicare è innato nell’uomo, ma viviamo in un epoca in cui il “sistema” sta cercando di farci comunicare in tempo reale, tutto e sempre. Questo ci porta a “dover” comunicare per forza, a dire qualcosa anche quando non abbiamo da dir nulla, a esprimere la nostra anche se non siamo chiamati in causa. Nei social network è vero, abbiamo un target (che sono i nostri amici e follower) ma il flusso comunicativo spesso si disperde, come i segnali radio lanciati nello spazio nella speranza che qualcuno li riceva, di trovare qualcuno “vivo” e “attento” a quello che diciamo.
La paura di non esserci ciporta a sprecare energie nella comunicazione invece che nella riflessione e nel ragionamento, con tutta una serie di conseguenze. Anche io mio fermo qui, ma ci sarebbe ancora da dire, magari in un altro post 😉

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Simone Moriconi

Consulente di Marketing Strategico e Operativo per aziende, PMI e startup.