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Chi guadagna dalla crisi (2). E-commerce di aziende in fallimento

Avevo già parlato dei risvolti positivi della crisi per alcune categorie merceologiche, i cosiddetti business anticiclici, cioè tutti quei settori che in fase di generale recessione risultano in crescita grazie ad alcune particolari dinamiche che si innescano. Pensiamo alle biciclette rispetto alle auto, ai discount nella GDO, ad alcuni generi alimentari…Per approfondire, vi rimando a questo articolo.

Tra i business che crescono nella crisi, oggi ne aggiungo un’altro, al quale ha dedicato spazio anche il Sole24Ore [1]. Si tratta della vendita on-line di aziende in fallimento, un business che nasce “sulle spalle” di imprese che liquidano la loro attività, grazie all’operato di altre realtà aziendali virtuose che utilizzano l’e-commerce.

E’ il caso dell’italiana Industrial Discount che mette all’asta le liquidazioni nel proprio sito web, vendendo gli attivi patrimoniali delle aziende di cui cura il fallimento. Dato che ricollocare l’intera azienda – cioè trovare un’investitore che punti a farla ripartire – è molto difficile, risulta più fruttuoso scomporre l’azienda (s)vendendone i residui. Il sistema funziona tramite asta, che può essere pubblica o sottoforma di trattativa privata.

I prodotti sono i più disparati, dato che i fallimenti da curare riguardano ogni settore: si va da macchinari per lavorazioni industriali, alle flotte auto, fino a componenti per la produzione di generi alimentari.

In pratica, tramite e-commerce, si re-immettono sul mercato – ridando valore – a dei beni che altrimenti lo avevano perso, a prezzi più bassi rispetto a quelli di mercato, costituendo una bella occasione per imprese che possono fare investimenti convenienti per la propria produzione.

Ovviamente, l’asta di rimanenze industriali non è una novità (la Ritchie Bros lo fa da anni), ma con l’on-line assume dinamiche nuove e apre prospettive interessanti.

Infatti, al momento questi siti trattano componenti e macchinari, ma ci sono (purtroppo) migliaia di aziende in fase di fallimento, con magazzini pieni di prodotti consumer (cioè prodotti finiti) che potrebbero essere reinseriti nel mercato tramite formule di e-commerce, direttamente a privati.

La cosa interessante di tutto questo – andando oltre le solite pessimistiche interpretazioni della crisi (“mamma mia quante aziende chiudono“) – è che il fallimento di qualcuno può significare una più agevole rinascita di qualcun’altro. A patto che il mercato si organizzi per coadiuvare queste dinamiche.

 

Riferimenti bibliografici:

[1] Quando la recessione finisce in asta, IlSole24Ore, 7 maggio 2013

Comments

3 Comments

Chi guadagna dalla crisi (1). Calo consumi e nuovi trend | Snacks of Marketing

[…] Vai a: Chi guadagna dalla crisi (2). E-commerce di aziende in fallimento […]

ss4x@hotmail.com'
Gipsi

Interessante… E penso a chi chiude… Di sicuro, ci vuole coraggio anche a chiudere un’azienda e la saggezza di farlo al momento giusto (e senza vergogna), se non si e’ in grado di diversificarsi…

Simone Moriconi

si… non ho specificato che ovviamente i proventi delle svendite vanno ai titolari dell’azienda liquidata, quindi è anche nella loro convenienza


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Simone Moriconi

Consulente di Marketing Strategico e Operativo per aziende, PMI e startup.